Conosciuti anche come giochi di società - perché coinvolgono almeno due giocatori - o giochi in scatola - per il contenitore all’interno del quale, solitamente, vengono riposti - i giochi da tavolo “moderni” sono composti da una serie di elementi essenziali per renderli degni di questo nome:
Gli Egiziani sono stati davvero la culla della civiltà moderna. Hanno inventato di tutto e dato vita a scoperte, dall’ambito antropologico a quello scientifico, che influenzano tutt’oggi il nostro pensiero.
Anche il gioco da tavolo, seppur non se ne abbia assoluta certezza, pare abbia avuto origine proprio nella civiltà dell’Antico Egitto.
Si chiamava “senet” ed è considerato a tutti gli effetti un antenato del backgammon.
I numerosi reperti archeologici risalenti al Medio e Nuovo Regno testimoniano la funzione multipla del gioco: di sfida innanzitutto, ma anche di passaggio dalla vita terrena all’Aldilà (il termine Seneto /Sen'to/Senat significa infatti proprio “passaggio”).
In un primo momento praticato solo dai faraoni, attorno al 1500 a.C. pare che il gioco iniziò ad essere praticato da tutti, assumendo anche un significato religioso: si cominciò infatti a credere che le sorti dopo la morte fossero legate al risultato di una partita giocata proprio tra il defunto e il Destino in persona, e ciò spiega anche il motivo per il quale in molte tombe (per la prima volta fu raffigurato in quella di Merknera) fossero state trovate molte immagini e spiegazioni di partite di senet.
Anche gli antichi romani pare fossero particolarmente attratti dal gioco da tavolo, e a testimoniarlo sono gli scritti di Marco Terenzio Varrone e Ovidio.
Il primo, nelle sue opera parla del Ludus Latrunculorum, gioco che all’epoca pare fosse molto in voga e che può essere inteso come una sorta di antenato della dama moderna.
Ovidio, all’interno dell’opera “Ars Amatoria” cita invece Ludus Duodecim Scriptorum, anche in questo caso qualcosa di simile al backgammon.
In India, invece, attorno al sesto secolo d.C. pareva essere molto in voga il Chaturanga, una sorta di precedessore dei moderni scacchi, le cui regole vennero tuttavia fissate in maniera definitiva nel 1400 d.C. in Italia e in Spagna grazie alla loro diffusione attraverso la Via della Seta.
In Europa i giochi da tavolo videro la loro massima espansione nel Medioevo ma ancora di più nel Rinascimento, coinvolgendo tutti i ceti sociali.
I nobili e i membri del clero amavano particolarmente gli scacchi, gioco che allenava particolarmente le loro capacità mentali e strategiche.
All’interno dei salotti borghesi e nelle taverne, invece, si prediligevano i giochi d’azzardo come i dadi o i giochi di carte.
Con l’avvento dell’Illuminismo, ai giochi da tavolo venne anche attribuito un valore civico, educativo e culturale, e questo contribuì ad accelerare la loro diffusione all’interno dell’intera società.
Per giungere allo sviluppo dei moderni giochi da tavolo come li conosciamo oggi, dobbiamo attendere il XX secolo, con The Landlord’s Game ad aprire le danze nel 1904.
Di cosa si tratta? Vi basti sapere che, una volta brevettato e poi venduto, da questo gioco hanno preso vita nomi come il Monopoly nel 1935 (che in Italia si chiamerà Monopoli fino al 2009).
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