La parola carta ha origini latine, e deriva dal termine charta che significa foglio. In francese, invece, il termine papier deriva da papiro in riferimento al fatto che gli Egizi disegnassero geroglifici proprio su rotoli composti da questo materiale.
Per giungere alla carta come la conosciamo oggi, dobbiamo attendere il II secolo d.C. quando il ministro cinese Ts’ai Lun riuscì a fabbricare un materiale adatto alla scrittura partendo da vecchi stracci, reti da pesca e scorze d’albero. Una sorta di riciclaggio ante-litteram! Questa tecnica giunse in Europa, passando per il mondo arabo, attorno al XII secolo d.C.
Entrando più nello specifico, cos’è la carta?
Essa può essere definita come un sottile strato di fibre di cellulosa - una pasta ricavata dal legno di alberi e separata dalla lignina, la sostanza che dà durezza e rigidità al legno - intrecciate da varie sostanze aggiuntive come collanti, coloranti e sostanze minerali.
A partire dal XIX secolo d.C., la principale materia prima utilizzata per produrre la carta è il legno ricavato dagli alberi, e il processo con cui oggi si produce questo materiale non è così distante da quello del 1800.
La finalità ultima è quella di ottenere una gamma pressoché infinita di carte diverse (con diversi utilizzi), partendo sempre e comunque dalla cellulosa che, per essere liberata dalla lignina, è sottoposta a diverse lavorazioni. Queste ultime, a loro volta, danno vita a diversi tipi di paste (cellulosa pura, pasta chimica, pasta meccanica) da cui dipendono la qualità e le caratteristiche della carta che si otterrà.
Stando alle fonti storiche, si attesta che la produzione di carta di alta qualità in Italia possa essere collocata primariamente a Fabriano (un comune delle Marche).
Qui, i cartai italiani perfezionarono il processo di molitura degli stracci (un tempo eseguita a mano), la scollatura dei fogli con gelatina animale, la creazione e catalogazione (con conseguente regolamentazione) di diversi tipi e formati di carta.
Un reale cambiamento nel processo di produzione della carta, tuttavia, può essere individuato a metà del XV secolo in concomitanza con l’invenzione e la diffusione della stampa a caratteri mobili, che non avrebbe mai potuto divenire un potente veicolo di diffusione della cultura scritta se non ci fosse stata proprio la carta a sostenerla.
Oggi, per produrre circa 1 tonnellata di carta ci vogliono da 2.0 a 2.5 tonnellate di legname, per questo è sempre più urgente porre attenzione ai processi che consentano, il più possibile, la produzione di materiale cartaceo riciclato.
Se ciò è vero per qualsiasi cittadino, lo è ancora di più per una tipografia, realtà che genera quotidianamente una quantità significativa di scarti di carta che vanno per questo gestiti in modo responsabile. Si tratta in primis di una necessità ambientale (basti pensare che nella carta riciclata viene inserito fino al 10% di materiale derivante dagli scarti), in secondo luogo questo approccio rappresenta anche un’opportunità per ridurre i costi operativi.
Esiste, quindi, un modo corretto per smaltire la carta in un tipografia? Sicuramente ci sono alcune fasi da rispettare e determinate abitudini che sarebbe importante adottare.
Il primo passo è distinguere i vari tipi di carta e raccoglierli separatamente, ben sapendo che gli scarti includono:
È importante sapere che gran parte degli scarti tipografici può essere riciclata. Quindi, prima di consegnarli alle aziende deputate al loro ritiro, sarà importante attenersi a queste importanti procedure:
Un approccio innovativo, per una tipografia che abbia a cuore il benessere ambientale, è il riutilizzo interno degli scarti:
Non tutta la carta può essere riciclata direttamente. Alcuni scarti, come quelli con inchiostri speciali o laminature, richiedono un trattamento specifico che può comportare diverse difficoltà alle aziende deputate al riciclaggio.
Con questa consapevolezza, in AZEROprint abbiamo optato per non utilizzare macchine per la stampa offset, che richiedono l’utilizzo di molti solventi i quali rendono la carta molto difficile da disinchiostrare.
La nostra scelta si infatti è orientata su Hp Indigo, un macchinario che stampa carta facilmente disinchiostrabile e quindi perfetta per essere riciclata.
Siamo consapevoli che ogni piccolo gesto, dalla separazione degli scarti al loro riutilizzo, rappresenta un passo verso un futuro più verde.
Per noi, si tratta di un impegno verso il mondo in cui abitiamo e verso i nostri clienti, che comprensibilmente si mostrano sempre più sensibili a collaborare con aziende che condividano simili principi.